La banalità dell'invettiva
8 AGO 20

Che cos’è la “terribile normalità” di cui parlava Hannah Arendt aproposito della “banalità del male”? Non stupidità, né deliberatamalizia, né cattiveria, quanto, piuttosto, l’”incapacità dipensare”, l’omologazione al mainstream, diremmo oggi. Lungi dal voler accostare i crimini nazisti all’ incruento (ma pervicace)linciaggio mediatico, politico, culturale e giudiziario del defunto governoBerlusconi (“macelleria sociale”, do you remember?), che cosa, se nonl’omologazione che impedisce di pensare, aveva spinto integerrimiesponenti della classe antropologicamente superiore ed eticamenteinappuntabile a guardare alla Spagna come modello di modernità, diritti,sviluppo ed equilibrio sociale? Il declassamento da A a BBB+, l’indice didisoccupazione record dal 1996 (24,44% pari a 5.639.000 spagnoli senzalavoro) ed uno spread al di sopra dei 400 punti, non appaiano, ora,stupidamente consolatori per chi non sta poi tanto meglio, ma sianopiuttosto da ammonizione e stimolo per tutti ad andare oltre la banalità,se non proprio del “male”, almeno dell’invettiva. E facciano tornare apensare.